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Messaggio  Sammyblog il Gio 17 Dic - 0:53

Diciannove comuni siciliani coinvolti nel dissesto della società di riscossione
Nel regno dei 90 milioni di euro "fantasma"
duro attacco di Visentin a "Tributi Italia"
di Redazione
Mercoledì 16 Dicembre 2009 - 16:09
Siracusa- Sono in tutto 19 i comuni siciliani che vantano un credito complessivo di milioni di euro con Tributi Italia, la società che, a livello nazionale e su incarico del Ministero delle Finanze, svolgeva il servizio di riscossione dei tributi per poi riversarli nelle casse delle amministrazioni comunali. Questo fino a due giorni fa, perché la commissione ministeriale ha deciso di cancellare la società dall’albo dei riscossori a causa di un debito di circa 90 milioni di euro che la Tributi Italia ha nei confronti di circa 500 comuni sparsi in tutta la Penisola. In pratica, 90 milioni di euro che i cittadini hanno pagato ma che, di fatto, non sono mai stati versati nelle casse comunali.

L’AnciSicilia, come si legge in una nota ufficiale diffusa agli organi di stampa, proprio per venire incontro alle esigenze dei comuni coinvolti in questa vicenda, convocherà per i prossimi giorni una riunione con i sindaci per avere un quadro ancora più chiaro sulle problematiche burocratiche e per definire le opportune contromisure da adottare.

Inoltre, è stata già predisposta una lettera in cui l’associazione che raggruppa i comuni siciliani sollecita l’intervento dei deputati nazionali eletti nell’Isola, affinché intervengano sul governo nazionale in modo tale da fornire garanzie agli amministratori e ai contribuenti.

La situazione in Sicilia è sicuramente drammatica perché, a fronte di circa 120 dipendenti della società che rischiano di perdere il posto di lavoro, le amministrazioni locali coinvolte non solo vantano un credito che si aggira intorno ai 15 milioni di euro (interessi esclusi), ma alcune di loro hanno dovuto ricorrere a un prestito per evitare il crack finanziario e, in più, non è ancora chiaro come si affronterà il problema legato all’interruzione di pubblico servizio e se i comuni dovranno attivare una gestione in proprio o aspettare i passi successivi indicati dal Ministero.

“Stiamo cercando – spiega Mario Alvano, segretario generale dell’AnciSicilia – di raccogliere tutti i dati aggiornati rispetto ai crediti vantati dalle amministrazioni. Confrontando alcune delle cifre, già in nostro possesso, con quelle diffuse, nei giorni scorsi, dal Ministero, ci preoccupa che gli importi siano lievitati, dal momento che le verifiche degli organi competenti sono aggiornate al luglio di quest’anno. In ogni caso, si tratta sempre di cifre allarmanti che rischiano di mettere seriamente in ginocchio i bilanci comunali e che potrebbero riguardare un numero maggiore di amministrazioni che ancora non hanno messo a punto tutte le verifiche del caso”.

“Ma la cosa che più ci assilla – chiarisce il segretario generale dell’AnciSicilia – è che malgrado per Tributi Italia sia stata definita la decadenza da tutte le sue funzioni, continuano a circolare i bollettini per i pagamenti delle tasse. Questo, non solo mette in difficoltà le amministrazioni, che non hanno chiaro a chi affidare la gestione per la riscossione dei tributi, ma ingenera confusione tra i cittadini, i quali potrebbero continuare a pagare una società che non è più titolata a incassare denaro pubblico”.

I comuni siciliani coinvolti nello scandalo di Tributi Italia sono: Naro, in provincia di Agrigento, che vanta un credito di circa 1 milione e 200 mila euro; nel catanese troviamo, Licodia Eubea (circa 135 mila euro), Piedimonte Etneo (circa 345 mila euro), Scordia (un milione e 350 mila euro), Trecastagni (non è stato ancora quantificato in modo definitivo il debito di Tributi Italia nei confronti di questo comune) e Zafferana Etnea (1 milione e 600 mila euro).

In provincia di Messina sono in tutto 3 i comuni coinvolti: San Michele di Ganzaria (circa 175 mila euro), Castroreale (circa 140 mila euro) e Roccalumera (650 mila euro).

Nel palermitano ci sono Capaci (1 milione e 250 mila euro), Misilmeri e San Giuseppe Jato (anche in questi due casi l’importo deve ancora essere definito).

Augusta, Avola, Melilli e Rosolini, in provincia di Siracusa, devono ancora riscuotere dalla società di Saggese rispettivamente, 5 milioni di euro, circa 205 mila euro, oltre 220 mila euro e circa 270 mila euro.

In provincia di Trapani troviamo Castelvetrano (600 mila euro), Erice (186 mila euro) e Trapani (circa 1 milione di euro).

“Mentre in alcuni casi - aggiune Alvano - le amministrazioni comunali hanno deciso di ricorrere ad azioni legali autonome, riuscendo a recuperare buona parte delle somme, in molti casi sarà necessario definire un’iniziativa giudiziaria congiunta”.

“I sindaci – conclude Roberto Visentin, presidente dell’AnciSicilia – stanno cercando di fronteggiare come possono questa situazione drammatica. Ma, come è ovvio, siamo fortemente preoccupati, perché la confusione sui prossimi passi da intraprendere è tanta e non si conoscono ancora quali saranno le soluzioni possibili. Mi auguro che il nostro intervento in sede nazionale possa aiutare gli amministratori locali a fare chiarezza. La nostra associazione, in ogni caso, studierà tutte le vie possibili per risolvere i problemi legati al caso in tempi brevi”.

il presidente dell'AnciSicilia e Sindaco di Siracusa, Roberto Visentin.

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