La trasparenza non si può nascondere a Piedimonte Etneo

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La trasparenza non si può nascondere a Piedimonte Etneo

Messaggio  Sammyblog il Sab 8 Gen - 0:59

N. 1254/10 Reg.Dec.

N. 1103 Reg.Ric.

ANNO 2008

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sul ricorso in appello n. 1103/2008 proposto dal

COMUNE DI PIEDIMONTE ETNEO,

in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Girolamo Rubino e Francesca Zappalà, elettivamente domiciliato in Palermo, via Oberdan n. 5, presso lo studio del primo;

c o n t r o

ERICSSON TELECOMUNICAZIONI s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giuseppe Sartorio ed Alessandro Reale, elettivamente domiciliata in Palermo, via Ammiraglio Gravina n. 95, presso lo studio del secondo;

per la riforma o l’annullamento

della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - sezione staccata di Catania (sez. IV) - n. 947/08 del 23 maggio 2008.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto il controricorso ed appello incidentale degli avv.ti G. Sartorio e A. Reale per la società Ericsson;

Vista la memoria per il Comune di Piedimonte Etneo;

Vista l’ordinanza di questo C.G.A. n. 1017/08;

Vista la relazione tecnica del Ministero dello Sviluppo Economico, Ispettorato territoriale Sicilia;

Vista la memoria per la società Ericsson;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore il Consigliere Pietro Ciani;

Udito alla pubblica udienza del 12 gennaio 2010 l’avv. G. Rubino per il comune appellante;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O

Con gravame proposto dinanzi al T.A.R. Catania, n. 3048/2007, la società Ericsson Telecomunicazioni ha, rispettivamente, impugnato i seguenti atti:

A. con il ricorso introduttivo:

a) la nota prot. 8969/1963 del 17/9/2007, con la quale il Comune di Piedimonte Etneo, in relazione alla DIA presentata dalla Ericsson in data 8/8/2007, per realizzare l’impianto di telefonia mobile in via Principessa di Piemonte n. 3, comunicava che con delibera di Giunta n. 234/2007 era stato disposto di sospendere l’istruttoria di tutte le pratiche in itinere giacenti presso quell’Ufficio tecnico, riguardanti telefonia mobile, in attesa che il Consiglio comunale si determinasse in ordine alla possibilità della installazione di antenne telefoniche nel centro storico del territorio comunale;

b) ogni altro atto, connesso, presupposto e/o conseguenziale, ivi incluse, per quanto e ove possa occorrere:

- la delibera del Consiglio comunale n. 31 dell’1 ottobre 2007, con la quale il Comune ha deliberato “di disporre il diniego a qualsiasi richiesta di autorizzazione atta ad installare antenne ed impianti di telefonia mobile all’interno del centro abitato, nelle more che la materia venga disciplinata da apposito regolamento”;

- la delibera di Giunta n. 234 del 13/9/2007, sopra richiamata;

c) la nota prot. n. 10971/2419 del 12/11/2007, con cui il Dirigente del S.T.C. del Comune ha denegato la DIA presentata da Ericsson in applicazione della delibera di C.C. sopra citata, n. 31 dell’1/10/2007;

B. con motivi aggiunti:

d) la nota prot. 1511/282 dell’11/2/2008 - con la quale il Comune medesimo, nonostante l’ordinanza cautelare del T.A.R. Catania di accoglimento, n. 1838/2007 del 21/12/2007, ha rigettato l’istanza della Ericsson “in quanto il relativo progetto viola le vigenti disposizioni legislative, sanitarie e regolamentari” e, contestualmente, ha invitato la Ericsson a trovare altra area ove ubicare l’impianto di telefonia mobile di terza generazione - nonché tutti gli atti presupposti, connessi e/o conseguenziali, ivi incluso il regolamento comunale per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di antenne per telecomunicazioni televisive e di telefonia mobile, approvato con delibera consiliare n. 42 del 21/12/2007.

Il T.A.R. adito, con sentenza n. 947/08, accoglieva il ricorso e, per l’effetto, annullava i provvedimenti impugnati.

Ha impugnato la citata sentenza il soccombente Comune deducendo i seguenti motivi:

1) “Erroneità della sentenza resa dal giudice di primo grado per omessa pronuncia sui motivi ex adverso proposti nel ricorso per motivi aggiunti”.

Il Giudice di prime cure ha accolto, “con assorbimento delle residue censure”, i motivi di impugnazione proposti dalla società Ericsson in seno al ricorso principale disponendo, per l’effetto, l’annullamento dei provvedimenti dalla stessa impugnati in primo grado.

Tuttavia, avrebbe omesso di pronunciarsi sulle censure proposte dalla società con il ricorso per motivi aggiunti avverso il successivo diniego del rilascio di autorizzazione all’installazione dell’impianto di telefonia mobile nel pieno centro abitato del Comune di Piedimonte Etneo, disposto con la nota n. 8969/1963 del 17/9/2007 in ragione della incompatibilità della S.R.B. in questione con le disposizioni contenute nel regolamento comunale, nelle more adottato dal medesimo Comune;

2) nel merito: “Erroneità della sentenza resa dal Giudice di primo grado nella parte in cui ha accolto i motivi del ricorso principale ex adverso proposto in primo grado”.

Sostiene l’appellante che con il primo motivo del ricorso principale introduttivo del presente giudizio, la società Ericsson ha censurato la legittimità dei provvedimenti impugnati in ragione del fatto che in nessun caso la mancanza di un regolamento comunale avrebbe potuto paralizzare le installazioni degli impianti de quibus e ciò anche in considerazione del fatto che l’impianto per cui è controversia è assimilato alle opere di urbanizzazione primaria che, in quanto tali, sono allocabili, per natura e definizione, in ogni zona del territorio e soprattutto nel centro abitato, cui sono destinati primariamente gli impianti di telefonia.

Da ciò discenderebbe l’impossibilità per le amministrazioni comunali di limitare in determinate zone la localizzazione delle infrastrutture de quibus.

Al contrario - secondo il Comune - le infrastrutture per cui è controversia, pur essendo equiparate alle opere di urbanizzazione primaria, non possano essere collocate in qualsiasi parte del territorio comunale, risultando imprescindibile che la loro istallazione avvenga nel pieno rispetto delle vigenti prescrizioni urbanistiche, anche in considerazione del fatto che il Comune si riserva sempre il potere di disciplinarne la localizzazione all’interno del proprio territorio.

L’odierno ricorrente sostiene, inoltre, l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui il Giudice di prime cure ha accolto il sesto motivo del ricorso principale con cui la società odierna appellata aveva censurato la legittimità dei provvedimenti adottati dalla amministrazione comunale in ragione dell’asserita violazione dell’art. 87 del D. Lgs. n. 259/2003.

Nella pronuncia gravata si afferma che “per l’installazione delle S.R.B. non è necessario il titolo edilizio, in quanto il procedimento di autorizzazione di cui all’art. 87 del D. Lgs. n. 258/2003 si caratterizza come procedimento unico nel quale confluiscono, accanto a valutazioni tipicamente radioprotezionistiche, anche valutazioni relative alla compatibilità urbanistico edilizia dell’intervento, per cui il procedimento autorizzatorio delineato dal codice non è destinato ad abbinarsi, ma a sostituire quello previsto dalle norme in materia edilizia”.

Invero, questa norma prevede espressamente che l’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici viene autorizzata dagli Enti locali, previo accertamento da parte del competente Organismo della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, stabiliti uniformemente a livello nazionale, in relazione al disposto della legge n. 36/2001 e relativi provvedimenti di attuazione.

Al riguardo, la difesa del Comune ritiene, contrariamente a quanto sostenuto in primo grado dalla società Ericsson, che, a fronte dell’istanza da questa presentata in data 8/8/2007, il Comune di Piedimonte Etneo, nell’esercizio del legittimo potere di vigilanza ad esso spettante, in attesa di valutare la compatibilità dell’opera da realizzare con l’adottanda normativa regolamentare, avrebbe del tutto correttamente denegato il rilascio della relativa autorizzazione.

Il Comune deduce, inoltre, che volendo considerare legittima la tesi della società, l’ottenimento dell’abilitazione alla realizzazione di un impianto di telefonia mobile conseguirebbe necessariamente alla mera presentazione dell’istanza di autorizzazione ovvero alla semplice denuncia di inizio attività, nel rispetto del procedimento previsto dall’art. 87 sopra citato. Le amministrazioni comunali, pertanto, sarebbero costrette a prendere atto delle opere de quibus senza potere opporre l’eventuale difformità delle stesse agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti comunali, con l’effetto di liberalizzare l’allocazione delle S.R.B. in questione in qualsiasi parte del territorio comunale.

Conclusivamente, l’odierno ricorrente ha chiesto l’accogli-mento dell’appello e, per l’effetto, l’annullamento della sentenza impugnata.

Con controricorso ed appello incidentale, la società Ericsson ha eccepito l’inammissibilità e l’infondatezza dell’appello proposto dal comune di Piedimonte Etneo deducendo:

1) “Inammissibilità - Infondatezza del primo motivo d’appello”.

Nella pronuncia appellata, tutti gli atti impugnati, sia con il ricorso introduttivo del giudizio che con i successivi motivi aggiunti, sono stati dapprima elencati e poi annullati dal Giudice di prime cure.

Pertanto, non sussisterebbero dubbi sul fatto che tutti gli atti gravati sono stati vagliati ed annullati perché ritenuti illegittimi;

2) “Inammissibilità - Infondatezza del secondo motivo dell’appello principale - Violazione di legge - Violazione della legge 24/2/2001, n. 36 e del Codice delle comunicazioni elettroniche approvato con D. Lgs. n. 249/03 - Illegittimità diretta e derivata degli atti impugnati in prime cure”.

La società sostiene che la motivazione del provvedimento di sospensione adottata dal Comune, in ordine all’istanza presentata dalla società, sia inammissibile nell’ambito del procedimento disciplinato dal suddetto Codice delle comunicazioni che, giammai, prevede che si possa bloccare la realizzazione degli impianti di telefonia mobile in attesa che il Comune si doti di una specifica regolamentazione al riguardo.

Illegittima sarebbe, poi, la disposizione di cui all’art. 3 del regolamento adottato dal Comune, laddove inibisce in tutta la zona altamente urbanizzata e dentro una fascia di rispetto di 200 metri dal centro della città le installazioni de quibus, perché formulata in assoluta astrazione rispetto alla natura (urbanizzazione primaria), alle caratteristiche (del tutto peculiari della videotelefonia) ed alla funzione (pubblica) degli impianti di telefonia mobile.

Invero, detta norma, pur essendo intitolata “criteri di localizzazione degli impianti”, in realtà imporrebbe un vero e proprio limite alla localizzazione degli impianti mediante il divieto di installazione in tutta una amplissima fascia di rispetto pari a 200 metri dal centro abitato.

Del pari illegittimo sarebbe il “regolamento”, perché adottato dal Comune senza la previa comunicazione di avvio del procedimento e, quindi, senza la partecipazione dei gestori della telefonia e, comunque, non tenendo presenti gli interessi pubblici e primari che essi rappresentano.

3) “Motivi di appello incidentale - Riproposizione dei motivi di ricorso come motivi di appello incidentale, con riguardo alla impugnazione proposta con i motivi aggiunti in prime cure”.

Conclusivamente, la società Ericsson ha chiesto, subordinatamente al rigetto dell’appello principale proposto dal Comune, che venga accertata l’erroneità della sentenza gravata per omessa pronuncia sui motivi aggiunti, con conseguente conferma dell’annullamento di tutti gli atti impugnati in prime cure.

Con ordinanza n. 1017/08, questo C.G.A. disponeva, senza tuttavia sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza del T.A.R. impugnata dal Comune, incombenti istruttori ed incaricava l’Ispettorato territoriale Sicilia del Ministero delle Comunicazioni - tenendo conto delle “osservazioni e dei contributi tecnici che le parti hanno facoltà a far pervenire entro 60 gg. dalla data di comunicazione dell’ordinanza” - di rispondere al seguente quesito: “se allo stato delle tecniche attualmente utilizzate per impianti dello stesso genere di quello per la cui installazione è causa, le limitazioni poste dai provvedimenti impugnati siano compatibili, in relazione alla conformazione dell’abitato di Piedimonte Etneo, all’efficiente realizzazione di una rete di telefonia UMTS”.

Con relazione tecnica pervenuta in data 17 giugno 2009, il C.T.U. incaricato del suddetto incombente istruttorio, concludendo sulla base del dettagliato rapporto redatto e con riferimento alle caratteristiche tecniche attuali del servizio UMTS, ha affermato che: “nelle condizioni attuali la collocazione attuale della S.R.B. risulta funzionale allo svolgimento del servizio nella zona posta nelle vicinanze della Stazione Radio Base (centro storico di Piedimonte Etneo), mentre, per come da noi direttamente accertato, sulla parte dell’abitato posto a Sud, anche a causa del dislivello presente rispetto la via Principessa di Piemonte, non è presente copertura UMTS da parte della Società H3G (anche outdoor).

Quindi, lo spostamento della singola S.R.B. installata dalla Società Ericsson Telecomunicazioni a non meno di 200 metri dal centro abitato non può che peggiorare la copertura della S.R.B., compromettendo l’attuale qualità del servizio.

Per contro, si può affermare che se, oltre al trasferimento della S.R.B. dalla via Principessa di Piemonte in zona esterna al centro abitato, fossero realizzate almeno altre due S.R.B., sempre collocate a non meno di 200 metri dal centro abitato, in luoghi opportunamente scelti in fase di progettazione con simulazione di copertura e “Carico massimo” di servizio previsto, così come realizzato da altri operatori di telefonia mobile su Piedimonte Etneo, si potrebbe ottenere una copertura più omogenea del centro abitato con un miglioramento del servizio UMTS erogato (Fonia e Dati)”.

Con memoria pervenuta in data 29 dicembre 2009, la società Ericsson ha ribadito tutte le censure già svolte nel controricorso.

Con specifico riferimento all’esito dell’incombente istruttorio di cui sopra, l’odierna società appellata ha poi ulteriormente dedotto che - seppure rispondesse al vero l’affermazione contenuta nella “Relazione Tecnica” sopra richiamata, secondo cui le preclusioni imposte dal Comune consentirebbero comunque la copertura del segnale UMTS - tale affermazione sarebbe avulsa dalla constatazione che “la copertura del segnale sarebbe garantita a costi irragionevoli per la collettività, costringendo la società e la stessa comunità a subire ben tre infrastrutture”.

All’udienza del 12 gennaio 2010 la causa, udite le parti, è stata trattenuta in decisione.

D I R I T T O

Il Collegio ritiene di esaminare, preliminarmente, i motivi dell’appello incidentale proposto dalla società Ericsson in quanto, dall’eventuale accoglimento degli stessi, conseguirebbe l’inammissibi-lità del ricorso principale in epigrafe indicato.

Infatti, “nel caso in cui sia proposto un ricorso incidentale tendente a paralizzare l’azione principale, il giudice è tenuto a dare la precedenza alle questioni sollevate dal ricorrente incidentale che abbiano priorità logica su quelle sollevate dal ricorrente principale, e tali sono le questioni che si riverberino sull’esistenza dell’interesse a ricorrere del ricorrente principale perché, pur profilandosi come questioni di merito, producono effetti sull’esistenza di una condizione dell’azio-ne, e quindi su una questione di rito” (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 24 novembre 1997 n. 1367).

La società ritiene che il provvedimento di diniego dell’11/2/2008, di rigetto della dichiarazione di inizio di attività:

- sia stato adottato dal Comune di Piedimonte Etneo in maniera elusiva della pronuncia cautelare n. 1838/07, resa dal T.A.R. Catania, il quale ha sospeso gli effetti dei precedenti atti ostativi adottati dal Comune, ivi incluso il diniego reso con nota n. 10971/2419 del 12/11/2007;

- sarebbe stato emesso tardivamente, considerato che sulla D.I.A. fosse da ritenersi ormai perfezionato, anche in forza della citata pronuncia cautelare conseguita favorevolmente dalla società, il titolo abilitativo per silentium, ai sensi dell’art. 87 del Codice delle Comunicazioni; in particolare, nel caso di specie, in virtù dell’effetto conformativo cui si sarebbe dovuto attenere, a seguito del decisum giudiziale, il Comune avrebbe dovuto consentire l’esecuzione dei lavori di realizzazione dell’infrastruttura de qua;

- sarebbe stato emesso senza alcuna nuova fondata motivazione;

- avrebbe paralizzato gli effetti dell’ordinanza con la quale era già stato sospeso il precedente provvedimento di diniego.

Citando favorevole giurisprudenza, la società ha concluso, sul punto, affermando l’illegittimità della sostanziale reiterazione negli effetti di provvedimenti già oggetto di una pronuncia cautelare.

Il denunciato contrasto con il decisum cautelare del TAR avreb-be comportato, per altro verso, l’assoluta nullità del provvedimento di diniego dell’11/2/2008, ai sensi dell’art. 21 septies della L. n. 241/1990.

Le superiori argomentazioni paiono prive di fondamento.

Nella fattispecie de qua, l’ordinanza cautelare resa dal Giudice di prime cure ha sospeso soltanto gli effetti del provvedimento n. 8969 in data 17/9/2007, con il quale il Comune aveva sostanzialmente disposto di rinviare ogni decisione su tutte le pratiche in itinere giacenti presso l’Ufficio tecnico ed afferenti l’installazione di impianti di telefonia mobile, nelle more di un’apposita deliberazione del Consiglio comunale in ordine alla possibilità di installare tali impianti nel centro storico di Piedimonte Etneo.

Si ritiene, pertanto, che il provvedimento di diniego dell’11/2/2008 non possa essere considerato elusivo dell’ordinanza cautelare e sia, pertanto, legittimo in quanto è stato emesso in applicazione del regolamento comunale, approvato nelle more, in base al quale sono vietate le installazioni di S.R.B. all’interno del centro abitato del Comune.

D’altra parte, neppure può ritenersi che nel frattempo si fosse formato un titolo abilitativo per silentium, come sostiene la difesa della società Ericsson.

Infatti, avendo l’ordinanza cautelare sospeso solamente gli effetti del provvedimento n. 8969 del 17/9/07, di sospensione dell’istrut-toria delle pratiche de quibus in corso, alla data dell’11/2/2008, di ado-zione del provvedimento di diniego della D.I.A., continuavano a conservare la loro efficacia sia la delibera del Consiglio comunale n. 31 dell’1/10/2007, con cui era stato adottato un provvedimento di diniego generalizzato a qualsiasi richiesta di autorizzazioni della specie all’interno del centro abitato, che la nota n. 10971/2419 del 12/11/2007 con la quale il Comune aveva comunicato alla società che l’istanza relativa alla installazione di una S.R.B. per telefonia cellulare UMTS su un immobile situato all’interno del centro storico del Comune non poteva essere accolta.

Ne consegue che nessun titolo abilitativo può considerarsi formato per silentium alla data dell’1/2/2008 (termine entro il quale si sarebbe completato il prescritto periodo di 90 giorni, utile per la formazione del silenzio assenso sull’istanza presentata l’8/8/2007) atteso che a quella data non risultavano in alcun modo sospesi gli effetti del provvedimento di diniego di cui alla nota n. 10971/2419 del 12/11/2007.

Conseguentemente, nel momento in cui il Comune ha adottato il provvedimento di cui alla nota 1511/282 dell’11/2/2008, di rigetto dell’istanza in argomento, non sussistendo alcun titolo abilitativo tacitamente assentito, il citato provvedimento è da considerare legittimo e sul Comune non poteva gravare alcun onere di previo annullamento.

Infondata appare anche la censura mossa dall’appellante incidentale in ordine al provvedimento di diniego n. 1511/282 del 15/11/2008, per asserito difetto di motivazione e di istruttoria.

Il Comune, infatti, ha correttamente motivato il provvedimento di rigetto dell’istanza presentata dalla società Ericsson, dando atto che il sito prescelto per l’installazione dell’impianto de quo non era idoneo, in quanto risultato in contrasto con le specifiche disposizioni di cui all’art. 3 del regolamento nel frattempo adottato dal Comune, che vietano tali installazioni all’interno del centro abitato.

Neppure pare condivisibile l’ulteriore eccezione sollevata dalla società Ericsson, odierna appellante incidentale, secondo cui il provvedimento di diniego impugnato con ricorso per motivi aggiunti sarebbe illegittimo in quanto adottato dal Comune in assenza di una previa comunicazione di avvio del procedimento.

Invero, va rilevato che la società, avendo dato avvio al procedimento de quo a seguito di presentazione di apposita istanza, ha indubbiamente avuto modo di parteciparvi; inoltre, non pare che, nel caso di specie, la società avesse la concreta possibilità di fornire un concreto apporto partecipativo, considerato che il provvedimento contestato è stato adottato dal Comune in ossequio al disposto di cui all’art. 3 del regolamento comunale, al rispetto del quale era obbligata ai sensi dell’art. 8 della l.r. n. 36/01.

Sulla base delle superiori motivazioni va, altresì, rigettata la censura sollevata dall’appellante incidentale circa il mancato preavviso di rigetto dell’istanza.

Si ribadisce che, nella fattispecie de qua, ci si trova di fronte ad un provvedimento vincolato, in relazione al quale la società non aveva alcuna concreta possibilità di influire sull’emanazione del provvedimento finale e sul suo contenuto.

La società Ericsson ha, infine, contestato la legittimità del disposto di cui all’art. 5 dell’impugnato regolamento comunale, il quale, a suo parere, sembra che sia stato predisposto a sostegno del provvedimento impugnato in primo grado con il ricorso per motivi aggiunti. Esso prevede la “rilocalizzazione degli impianti esistenti” su tutto il territorio comunale, qualora installati su aree o su edifici identificati come non idonei dal Comune.

Il ricorrente incidentale sostiene che “il contenuto della disposizione tradisce l’intenzione del Comune di vietare attraverso l’inter-vento pianificatorio l’installazione non solo di nuovi impianti di telefonia su determinate aree, ma addirittura di quelli già assentiti, in forza di titoli rilasciati prima dell’approvazione della delibera sino al punto da prevedere la delocalizzazione di quelli preesistenti non conformi al Piano”.

Al riguardo, va dichiarata l’inammissibilità della suddetta censura, per carenza di interesse della società ad invalidare la disposizione regolamentare di cui al suddetto art. 5, atteso che non risulta, né la società è stata in grado di precisarlo, che la disposizione abbia in qualche modo leso la sfera giuridica della stessa nella controversia in argomento, né che dalla eliminazione della norma suddetta possa derivare un vantaggio per la società ricorrente.

Neppure merita accoglimento la tesi della società, secondo cui la limitazione imposta dal regolamento comunale alla possibilità di collocare S.R.B. all’interno del centro abitato del Comune in argomento comporterebbe l’impedimento dell’espletamento del servizio di telefonia mobile nel medesimo Comune.

Infatti, detta tesi non è avvalorata da alcuna verifica in grado di dimostrarne l’attendibilità ed anzi è stata concretamente smentita dall’esito della C.T.U. disposta da questo C.G.A., come evidenziato più compiutamente nella narrativa del fatto.

Conclusivamente, i motivi esposti dalla società Ericsson con l’appello incidentale sono infondati e, pertanto, il gravame va respinto.

Per quel che concerne l’appello principale, va chiarito che i motivi della controversia scaturiscono dal contrasto sorto tra la società Ericsson ed il Comune, il quale sostanzialmente si oppone alla installazione da parte della prima di una S.R.B. nell’ambito del proprio centro abitato.

La società Ericsson, dal canto suo, ha contestato, con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, la legittimità dei provvedimenti impugnati in ragione del fatto che in nessun caso la mancanza di un regolamento comunale avrebbe potuto paralizzare le installazioni degli impianti de quibus e ciò anche in considerazione del fatto che l’impianto per cui è controversia è assimilato alle opere di urbanizzazione primaria che, in quanto tali, sono allocabili, per natura e definizione, in ogni zona del territorio e soprattutto nel centro abitato, cui sono destinati primariamente gli impianti di telefonia.

Da ciò discenderebbe l’impossibilità per le amministrazioni comunali di limitare in determinate zone la localizzazione delle infrastrutture de quibus.

Sostiene, invece, il Comune che le infrastrutture per cui è controversia, pur essendo equiparate alle opere di urbanizzazione primaria, non possano essere collocate in qualsiasi parte del territorio comunale, risultando imprescindibile, di contro, che la loro istallazione avvenga nel pieno rispetto delle vigenti prescrizioni urbanistiche, anche in considerazione del fatto che il Comune si riserva sempre il potere di disciplinarne la localizzazione all’interno del proprio territorio.

A tali fini, il Comune di Piedimonte Etneo si è dotato di un regolamento, il cui art. 3, rubricato “criteri per la localizzazione degli impianti”, ha previsto norme la cui applicabilità, nel caso in esame, comporta che la S.R.B. in argomento venga localizzata ad una distanza non inferiore a metri 200 dal centro abitato.

La tesi del Comune merita condivisione.

Al riguardo, il Collegio ritiene che il provvedimento di diniego n. 1511/282 dell’11/2/2008, di rigetto dell’istanza presentata dalla società Ericsson, sia stato emesso legittimamente dal Comune, in quanto la relativa motivazione, diversa da quella adottata in occasione del precedente diniego, espresso con la nota n. 10971/2419 del 12/11/2007, la cui efficacia è stata poi sospesa con ordinanza del T.A.R. Catania, ha fatto riferimento ad una situazione di incompatibilità della S.R.B. in questione con le disposizioni contenute nel regolamento comunale nel frattempo adottato.

Né tale conclusione può essere scalfita dall’eccezione sollevata al riguardo dalla società appellata, secondo cui la disposizione regolamentare sarebbe illegittima per essere sopravvenuta non solo rispetto a titoli precedentemente rilasciati, ma anche rispetto ad impianti installati ed esistenti, come nel caso in questione.

Al riguardo, non appare pertinente la giurisprudenza citata dall’appellata che non si attaglia al caso di specie, ove manca del tutto un titolo valido ed efficace, come si è dimostrato sopra a proposito del titolo asseritamente formatosi per silentium.

Sul punto va ancora evidenziato, che la prevalente giurisprudenza, anche alla luce delle disposizioni di cui alla legge quadro n. 36 del 2001 (cfr. art. 8, comma 6) ha ormai pacificamente riconosciuto che, accanto alla imprescindibile esigenza di garantire la realizzazione di impianti di telefonia mobile necessari al Paese, va riconosciuto ai Comuni il potere di adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.

Pertanto, alla luce delle superiori argomentazioni, ed anche sulla scorta delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio disposta con ordinanza n. 1017/08, il Collegio ritiene legittimo il provvedimento di diniego di cui alla nota 1511/282 dell’11.2.2008.

Né può indurre a diverse conclusioni la tesi della società, odierna appellata, secondo cui la scelta operata nella specie dal Comune non sarebbe “conforme a criteri di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità”.

Invero, nel bilanciamento degli opposti interessi appare più meritevole di tutela l’esigenza di salvaguardare la salute dei cittadini.

Conclusivamente, per le motivazioni esposte, va accolto l’ap-pello principale e va respinto quello incidentale.

Ritiene altresì il Collegio che ogni altro motivo od eccezione possa essere assorbito in quanto ininfluente ed irrilevante ai fini della presente decisione.

Si ritiene equo, data la complessità della controversia in esame, disporre tra le parti la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.

Tuttavia, le spese sostenute dal Ministero dello Sviluppo Economico, Dipendenza provinciale di Palermo, calcolate nella misura complessiva di € 2.133, 53 sulla base dei compensi dovuti secondo quanto stabilito dal D.M. 15 febbraio 2006, come dettagliatamente elencate nel foglio Prot. Dip. Prov. PA 493 del 15/6/09, sono poste a carico della soccombente società Ericsson.

P. Q. M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l’appello principale e respinge il ricorso incidentale.

Spese compensate.

Le spese sostenute per la disposta C.T.U., nella misura indicata nella parte motiva, sono poste a carico della società soccombente.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio del 12 gennaio 2010, con l’intervento dei signori: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente, Chiarenza Millemaggi Cogliani, Guido Salemi, Filippo Salvia, Pietro Ciani, estensore, componenti.

F.to: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente

F.to: Pietro Ciani, Estensore

F.to: Loredana Lopez, Segretario

Depositata in segreteria

il 6 ottobre 2010

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Amministratori Svegliatavi!! E NOTIFICATE

Messaggio  Sammyblog il Lun 10 Gen - 11:26

Ancora OGGI 10 Gennaio 2011.. Questa antenna non è stata spostata dal Centro abitato...Perchè???? gli amministratori non se interessano...Da fare rispettare questa sentenza..E da notificare ufficialmente il gestore da adeguarsi a questa sentenza...
Il Centro Demo-Laico, è per la trasparenza.

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L'antenna di Via Principessa NON è stata ancora rimorsa.

Messaggio  Sammyblog il Sab 12 Feb - 16:00









Amministratori Svegliatavi!! E NOTIFICATE Per fare allontanare questa antenna telefonica [Della Ericson] dal centro abitato, e dalla vicinanza delle scuole..La salute dei bambini è la priorità d'ogni società che si considera d'essere civile.



Sammyblog il Lun 10 Gen - 9:26Ancora
OGGI 12 Febbraio 2011.. Questa antenna non è stata spostata dal Centro
abitato...Perchè? gli amministratori non se interessano...Da fare
rispettare questa sentenza..E da notificare ufficialmente il gestore da
adeguarsi a questa sentenza...Non si mette a rischio la salute dei cittadini, specialmente quella dei bambini che frequentano le scuole di vicinanza...
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Re: La trasparenza non si può nascondere a Piedimonte Etneo

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