Relazione sul disagio minorile

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Relazione sul disagio minorile

Messaggio  Admin il Gio 19 Apr - 10:23

La relazione della Dott.ssa Giuseppina Fragalà, assistente sociale presso il Comune di Piedimonte Etneo, inviata all’allora Assessore alla Pubblica Istruzione Prof. Sante Vasta, il 31 ottobre 2011, sul disagio che vivono i ragazzi a Piedimonte fa veramente accapponare la pelle.
Se è vero che la società moderna spinge i giovani verso stili di vita e comportamenti sempre più dissocianti e misantropici, è anche vero che a Piedimonte Etneo si stanno raggiungendo livelli di assoluto allarmismo.
Scorrere le righe della relazione, leggere i numeri che vi sono riportati, che sintetizzano una condizione di malessere generalizzato nei giovani piedimontesi, ci fa riflettere sulle enorme colpe che abbiamo noi che questa generazione abbiamo preceduto e ci induce a riflettere sulla nostra capacità di avviarli in un percorso sociale che sia accogliente e formativo.
Così, purtroppo, non è.
Nonostante l’impegno che alcune organizzazioni ed associazioni presenti sul territorio profondono, pensiamo all’opera costante e meritoria di Padre Salvatore Cassaniti, pensiamo anche all’impegno dell’Associazione Culturale “La leggenda di Sikelia”, tanto per citarne alcune, il disagio giovanile cresce e diventa uno delle componenti di degrado della collettività cittadina.
I numeri riportati sono di una crudezza che lasciano sbigottiti.
Nel 2011 due i casi di minori sottoposti a provvedimenti della Procura della Repubblica, 6 casi di Minori sottoposti a provvedimenti del Tribunale dei Minori, tanti altri i casi di interventi su richieste di cittadini preoccupati da comportamenti tenuti dai Minori.
54 soggetti residenti a Piedimonte Etneo, 48 uomini e 6 donne, tossicodipendenti, risultano segnalati al SERT.
La tossicodipendenza, così come la microcriminalità interessano sempre più ampie fasce di ragazzi i quali, costantemente avviluppati dalla noia e dall’abbandono, cercano in questi stili di vita devianti le motivazioni che non giungono loro dalle Istituzioni e dalla società in generale.
Ci pare fin troppo ovvio sostenere che il passaggio dalla microcriminalità alla criminalità organizzata (mafia) è facile ed immediato quando non si riesce, per mancanza di valide iniziative e di seria programmazione, ad intervenire efficacemente.
Se siamo stati critici con noi stessi, riguardo le responsabilità di questa situazione, non possiamo non esserlo con chi, più e meglio di noi, è preposto alla creazione di quelle condizioni di vivibilità minima che, sole, possono essere ostacolo al propagarsi di queste esecrabili situazioni.
La relazione indica la graduale perdita del ruolo di guida e di riferimento nella crescita dell’individuo da parte della famiglia, la quale sempre meno è preparata ad affrontare le difficoltà giovanili.
Una disgregazione sociale frutto del personalismo che allontana sempre più i giovani dall’impegno sociale e politico, contribuendo così ad alimentare, nel mondo giovanile piedimontese, atteggiamenti di apatia e distacco verso l’altro, diffidenza e poco rispetto per la “cosa pubblica”. Cosicché, dice ancora la Dottoressa Fragalà, l’insoddisfazione del vivere sfocia spesso nell’uso di sostanze stupefacenti o nella microcriminalità, nel vano tentativo di dare un significato alla propria esistenza.
Se fino ad oggi il fallimento della politica sociale dell’Amministrazione Pidoto, ha contribuito a produrre tali guasti nel tessuto della nostra cittadina, è quanto mai necessario che si elaborino nuove strategie di contrasto e di recupero, perché è compito di ogni amministratore fare tutto quello che è umanamente possibile per recuperare alla società soggetti deboli e deviati.
Mario Settineri

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